La povertà energetica è una realtà diffusa e persino in crescita in tutta Europa. L'indagine dell'UE sul Reddito e le Condizioni di Vita (‘EU Survey on Income and Living Conditions’ - EU SILC) ha rilevato che, nel 2013 il 10,7% della popolazione (circa 54 milioni di persone) non è in grado di permettersi il consumo basilare di energia per i bisogni essenziali.
La povertà energetica intreccia diversi importanti settori politici (sociale, sanitario, istruzione, ambiente, finanziario, produttività) e coinvolge molti attori da tutti questi campi. La povertà energetica dovrebbe quindi essere affrontata in modo integrato per ottimizzare i molteplici benefici, tra cui la minore spesa pubblica sanitaria, la riduzione dell'inquinamento atmosferico, un maggiore comfort e benessere, migliori condizioni economiche per le famiglie e una maggiore attività economica.
Gli Stati membri sono stati finora responsabili di affrontare la povertà energetica e lo hanno fatto sostenendo il reddito delle famiglie attraverso le tariffe sociali, i sussidi e i prezzi dell’energia calmierati. Questa è stata una soluzione efficace a breve termine, ma è sempre più criticata per non aver affrontato la radice del problema e per aver distorto il mercato sempre più liberalizzato.
Fino ad ora, la povertà energetica è stata a malapena inclusa nella politica dell'UE o nei dibattiti collegati. In primo piano continua a stare l’approfondimento del mercato interno, attraverso la liberalizzazione e la privatizzazione. Oggi l'obiettivo principale è la transizione energetica, che ha sì il potenziale di aumentare gli standard di vita per tutti, soprattutto per i poveri di energia, ma solo se gestita bene. Il ‘Clean Energy Package’, insieme al mandato conferito al recente Osservatorio Europeo per la Povertà Energetica, sarà in grado di coinvolgere e coordinare in modo adeguato tutte le parti interessate (attori statali e non statali) nel trovare soluzioni per affrontare la povertà energetica in Europa?
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